Vinitaly 2025 (Verona, 6-9 aprile) si apre in un contesto di grande incertezza, condizionato dai recenti dazi introdotti dal governo americano, da un rallentamento dei consumi, soprattutto nel settore della ristorazione, e dall’impatto dei cambiamenti climatici sulle produzioni vitivinicole.
In questo scenario sfidante per l’intero comparto, il vino biologico emerge come una delle aree più dinamiche del settore, spinto dalla crescente attenzione per la sostenibilità ambientale e da una maggior resilienza all’emergenza climatica, grazie anche a innovazioni che rispettano l’ambiente e preservano la fertilità del suolo. Secondo una recente analisi di InsightAce Analytic, il settore vitivinicolo biologico è destinato a triplicare entro il 2030, raggiungendo un valore di 25 miliardi di dollari rispetto ai 9 miliardi registrati nel 2021.
L’Italia si conferma tra i leader mondiali nella produzione di vino biologico. Con una superficie vitata di 133mila ettari che rappresenta il 23% del vigneto nazionale, con punte che arrivano al 40% in Toscana e al 36% in Sicilia, e oltre 30.000 operatori dedicati, la viticoltura bio sta acquisendo un ruolo sempre più rilevante nel comparto.
Questo trend si riflette anche nell’andamento del mercato. Secondo i dati dell’osservatorio Wine Monitor di Nomisma, nel 2023 le vendite di vino biologico in Italia hanno raggiunto i 57,5 milioni di euro, con un incremento del 6,5%. Considerando la globalità dei canali distributivi, la crescita delle vendite di etichette bio è superiore rispetto a quelle convenzionali che nello stesso periodo si è attestata al + 2,8%. Anche a livello internazionale, nonostante un contesto di mercato complesso, negli ultimi anni si è registrato un aumento dei consumi di etichette bio, confermando l’attenzione crescente verso prodotti di alta qualità e con una filiera sostenibile.
A Vinitaly, oltre a portare l’attenzione alla riduzione dell’impatto ambientale delle produzioni vitivinicole senza chimica di sintesi, FederBio curerà un ricco calendario di MasterClass e degustazioni guidate delle migliori etichette regionali biologiche e biodinamiche, nel padiglione Vinitaly Bio – Area C, valorizzando la storia, le tradizioni e la cultura dei territori di provenienza che danno identità e carattere alle produzioni.
“Siamo indubbiamente preoccupati per i dazi imposti dall’amministrazione statunitense che penalizzano l’Italia, uno dei principali esportatori di vino nel mercato americano e destinazione privilegiata anche per le etichette biologiche e biodinamiche – ha sottolineato Maria Grazia Mammuccini (nella foto), Presidente di FederBio – Quella dei dazi è una politica sbagliata e controproducente per tutti, sulla quale è necessario agire rapidamente come Europa. Di fronte alle sfide attuali è importante continuare con la diffusione della viticoltura biologica, cruciale per la transizione agroecologica poiché in grado di tutelare la biodiversità e gli ecosistemi, che sta guadagnando sempre più consensi e può fornire un impulso significativo al settore anche in questa fase così complessa. L’unione tra la denominazione di origine e una produzione sostenibile certificata, come quella biologica, costituisce un punto di forza fondamentale, non solo per la qualità del prodotto, ma anche per l’identità del vino, espressione autentica di una vocazione territoriale. Le denominazioni di origine e la certificazione biologica sono, peraltro, le uniche certificazioni ufficiali regolate a livello europeo, con specifici regolamenti e un sistema di controlli rigoroso. Questo garantisce che il consumatore possa avere piena fiducia sul prodotto che acquista”.